
Corso per operatore umanitario: un bilancio in vista dell’avvio della seconda edizione
Nov 21, 2022La prima edizione del corso “Operatore umanitario: ruoli e campi d’azione”, accolta con enorme entusiasmo e andata sold-out dopo brevissimo tempo, si è conclusa. La prossima settimana, la seconda edizione avrà inizio.
Il corso, composto da cinque moduli che si sviluppano in tre giornate di formazione mista, ha l’obiettivo di fornire principi teorici e strumenti operativi per seguire l’intero processo di un progetto che va dall’accoglienza alla presa in carico.
Le giornate si sviluppano intorno a quattro tematiche principali: l’avvio di un progetto e le attività di assessment e analisi dei bisogni, presentati dal Project Manager di Intersos Lab Diego Pandiscia; l’area della “protection”, i concetti chiave, le sfere d’azione e le principali figure professionali coinvolte, temi affrontati nella seconda giornata dalla formatrice Giulia Menegatti, Progettista e Manager di progetti di Intersos; la mediazione, illustrata da Francine Banamwana – Project Officer dello sportello di Segretariato Sociale di Intesos Lab –, rappresentata come uno degli strumenti principe per perseguire obiettivi di accoglienza, integrazione e stabilizzazione dei progetti migratori dei beneficiari; infine, la psicologia delle migrazioni, trattata quale dimensione tanto sociale quanto individuale, presentata durante l’ultima giornata da Cristina Ialongo, Psicologa e Case Manager di Intersos Lab.
Quest’ultimo tema, contribuendo a chiarire il ruolo della psicologia in contesti umanitari, è stato particolarmente apprezzato dai corsisti: secondo una corsista, infatti, si tratta di questioni che sono spesso sottovalutate o non elaborate, mentre la figura dello psicologo viene difficilmente ingaggiata in maniera attiva e strutturata in interventi di supporto ai migranti; un’altra corsista ha espresso particolare entusiasmo in relazione al focus sulla psicologia della transculturalità, quindi all’importanza che si dà effettivamente al fenomeno della migrazione e al contesto politico e sociale di ognuno che si iscrive poi all’interno di una collettività.
L’ultima giornata è interamente dedicata all’analisi dei casi e alla realizzazione del project work finale, intesa come momento fondamentale per apprendere in modo pratico ed esperienziale l’operatività del lavoro umanitario e l’importanza, in questo campo, del lavoro di gruppo.
Come specifica la formatrice Cristina Ialongo, una delle caratteristiche fondamentali da avere e coltivare per operare nel campo umanitario è, infatti, la capacità di saper lavorare in team, sia nelle missioni locali che nelle situazioni di emergenza.
Obiettivo di queste attività è anche quello di colmare il gap tra la formazione teorica e l’esperienza pratica, quest’ultima spesso assente nei percorsi accademici standard e per cui si ha la percezione di non essere pronti a impegnarsi professionalmente una volta terminati, come esplicitato da una corsista della prima edizione del corso.
Tutti i formatori vantano una ricca esperienza sul campo come operatori umanitari, il che rappresenta una caratteristica di particolare valore nel favorire una presentazione dei contenuti attenta alle prassi operative di intervento e arricchita dallo sguardo esperto di chi ha toccato con mano i meccanismi e i contesti di azione.
Come emerso dalle considerazioni di una corsista della prima edizione del corso, una delle motivazioni che l’avevano spinta a seguirlo era rappresentata dalla volontà di comprendere meglio proprio quale fosse la figura dell’operatore umanitario nei contesti di emergenza, oltre ad approfondire tutta la dinamica del lavoro di operatore umanitario, il che rappresenta uno degli obiettivi del corso e una tematica su cui i formatori sono particolarmente attenti.
Cristina Ialongo, infatti, afferma che una delle competenze che questo corso offre è quella di avere chiaro quali sono le diverse figure e le diverse funzioni che un operatore umanitario assume sul campo all’interno del progetto, sottolineando l’importanza di svolgere comunque un lavoro integrato tanto con le altre figure umanitarie quanto con la rete dei servizi attivi sul territorio. Infatti, aggiunge Ialongo, una salda formazione rispetto al proprio ruolo specifico così come alle funzioni delle altre figure operative, oltre a una chiara conoscenza dei contesti dove si va a intervenire e del funzionamento dell’organizzazione nell’insieme rappresenta un’altra caratteristica fondamentale e necessaria per un operatore umanitario.